Bufale in Rete: 5mila euro di multa e carcere, la proposta italiana

Maxi multe, carcere e controlli, la proposta della senatrice Gambaro fa discutere
Parte dal Senato la legge anti bufale

Fino a 5mila euro di ammenda per chi pubblica bufale, notizie false. È questa una delle iniziative presentate all’interno del disegno di legge contro la diffusione delle fake news. I firmatari sono 27 senatori guidati da Adele Gambaro, ex Cinque Stelle espulsa dal Movimento e oggi nel gruppo di Denis Verdini (Ala-Scelta Civica). Ecco cosa dice il disegno di legge e quali sono le prime reazioni.

Gli articoli anti-bufale spiegati in sintesi

Il decreto legge mette nel mirino blog e forum e non le testate giornalistiche. Nell’articolo 1 si legge che “chiunque pubblica o diffonde online notizie false, esagerate o tendenziose…” rischia un ammenda di 5mila euro. La somma può aumentare in relazione alla gravità dell’offesa e alla diffusione delle bufale. 

Nell’articolo 2 si aggiunge poi un aggravante. Se le bufale riescono a procurare un allarme pubblico, ai 5mila euro si aggiunge una pena di un anno di reclusione. Se poi la propaganda diventa una campagna di odio verso un individuo o “mina il processo democratico” multa e pena aumentano: 10mila euro per due anni di reclusione.

L’articolo 3 è quello che sta scatenando più polemiche sulla Rete. Prevede infatti che qualsiasi cittadino che vuole aprire un sito dovrà comunicarlo con posta elettronica certificata ed entro 15 giorni (con dati come cognome, nome, domicilio, codice fiscale) alla sezione per la Stampa e l’informazione del Tribunale del territorio competente.

Il ddl poi chiede maggiore responsabilità alle piattaforme informatiche che sono obbligate a monitorare quello che accade al loro interno: se non rimuoveranno contenuti falsi o tendenziosi, saranno tenuti alla  pena di 5mila euro.

I dubbi della legge anti-bufale

Il ddl di Gambaro è ora oggetto dell’attenzione mediatica. Le accuse da più parti sono concentrate sull’impianto repressivo che potrebbe avere un effetto boomerang per la democrazia sul web. Invece di limitare la diffusione di bufale potrebbe, per esempio, bloccare chi vuole scrivere o commentare qualsiasi cosa in Rete per timore che qualcuno possa ritenerla una fake news.

Tuttavia, il problema sembra essere sempre lo stesso: chi è che decide quali notizie sono esagerate o tendenziose? Un organismo di esperti? O un algoritmo, come pensano di fare Facebook e Google?

Sono poi poco chiari anche alcuni passaggi sulla diffusione delle fake news. Si è colpevoli anche quando si condivide o si fa un retweet? Insomma, sono tanti gli interrogativi ed è difficile che una legge possa pensare di risolvere una questione tanto complessa.

Il nostro punto di vista sulle bufale

In realtà qualsiasi idea per combattere le bufale rischierebbe di attivare dei pericolosissimi meccanismi che condurrebbero dritti alla censura. È davvero improbabile, oltre che pericoloso, che i social o Google o la magistratura di un Paese stabiliscano una sorta di tribunale del topic, in cui verificare di volta in volta ciò che è giusto pubblicare e ciò che non lo è. Ciò premesso le uniche soluzioni verosimili sembrano quelle, da una parte, di affidare la risoluzione del problema a organismi indipendenti e sovranazionali, i soli capaci di regolare i big del web.

E dall’altra di puntare su un’educazione digitale che parta dalle scuole e offra gli strumenti ai cittadini per riconoscere le bufale, prima che la loro diffusione abbia creato troppi danni.

Una strada lunga. Ma che oggi ci sembra una delle poche percorribili, come spiega qui Luca Ferlaino.

Ti interessa approfondire l’argomento? Partecipa al nostro secondo aperitivo! Il prossimo 23 febbraio, alle 0re 19, presso l’Iqos Embassy a Roma, Socialcom terrà un appuntamento intitolato “Misinformation”. Moderatore d’eccezione, Walter Quattrociocchi, studioso che usa la matematica per analizzare il fenomeno delle notizie fake in Rete. 

Per partecipare all’evento, invia una mail a info@socialcomitalia.com, indicando il tuo ruolo nel mondo della comunicazione (giornalista, influencer, social media manager e così via) oppure perché sei interessato all’appuntamento.

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(Fonte foto: Francesco Gasparetti)

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