Gli influencer del web? Sono come le rock star anni ’70

L'analisi dei fenomeni del web al primo aperitivo di Socialcom
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Il mondo degli influencer è al centro del primo dei nostri “aperitivi” su trend e futuro dei social media che si è tenuto ieri all’Iqos Embassy a Roma, concept store dedicato all’avveniristico dispositivo IQOS™, sistema rivoluzionario sviluppato da Philip Morris International che scalda e non brucia il tabacco, emettendo un aerosol senza combustione, fumo o cenere.

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Hanno animato il dibattito Gianluca Neri (Macchianera), Claudio Velardi (giornalista e saggista), Vittorio Macioce (capo redattore de il Giornale). Intervallati dagli interventi di Italo Bocchino, politico e direttore de il Secolo d’Italia.

Se ti sei perso l’evento, ecco il nostro reportage che racconta cosa è successo e quali sono i temi che sono emersi.

Gli influencer come i miti della musica del passato

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«Gli influencer rappresentano per i giovani quello che erano per noi i miti musicali. Sono un fenomeno che va studiato anche perché attorno a loro girano grossi investimenti pubblicitari», esordisce Gianluca Neri. Con Audisocial l’ideatore di Macchianera stila la classifica dei più importanti influencer della Rete nel nostro Paese. Neri spiega che la classifica è realizzata mettendo insieme una serie di parametri, un algoritmo  “complesso” che tiene conto non solo dei follower, dei like e del livello di engagement, ma anche di quanto gli influencer siano realmente partecipi della vita della community: «Non è facile seguire questo fenomeno. Confesso che ogni anno scopro di non conoscere il 70% degli influencer che sono tra i primi posti della classifica. Eppure hanno una grande influenza sulle nuove generazioni», continua Neri.

Qui puoi scaricare la classifica degli influencer della Rete stilata da Macchianera.

La chiave per essere influencer: raccontare storie

Vittorio Macioce de Il Giornale prova a spiegare qual è la formula del successo di un influencer, come può una persona “normale” diventare un punto di riferimento per una community:

«Il segreto è lo stesso dall’inizio dei tempi. Il modo migliore per avere presa sulle persone e diventare un esempio da seguire, è quello di raccontare una storia. Prima di farlo, tuttavia, occorre riconoscersi in un racconto e poi scrivere sulla base di ciò che si sente. Non bisogna necessariamente puntare su un pubblico basso, ma seguire la propria natura. Pertanto, scrivete quello che sentite e non siate per forza brevi. La Rete è un posto vasto e i gusti sono tanti. Seguendo le vostre inclinazioni troverete anche il target giusto presso il quale diventare un punto di riferimento», è il suo consiglio.

Un influencer smette di esserlo quando viene riconosciuto come tale

Claudio Velardi spiega come gli influencer siano artefici e vittima di un “pericoloso” gioco della comunicazione: «L’influencer è una funzione che hai quando gli altri non sanno che la stai svolgendo. Nel momento in cui gli altri ti riconoscono come tale, smetti automaticamente di esserlo. E quindi dovrai inventarti un nuovo “gioco” per continuare a essere appetibile presso il tuo pubblico di riferimento».

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Velardi, nel corso del dibattito, spiega anche i limiti di un influencer, specie nell’ambito politico:

«Il rischio che corre un influencer in politica è quello di essere imbrigliato in un ruolo che vale solo per la sua community di appartenenza. Questo limita di gran lunga la forza del suo messaggio che non riuscirà a uscire da quel contesto e a catturare un pubblico nuovo e nuovi elettori».

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Gli influencer sostituiranno i giornalisti?

Nel dibattito gli ospiti hanno discusso anche del rapporto tra influencer e giornalisti. Italo Bocchino spiega che con il sorgere dei social e della disintermediazione che hanno comportato, il ruolo dei giornalista ha subito una mutazione genetica:

«I giornalisti sopravviveranno anche se in pochi, come specie protetta, e il loro ruolo sarà sempre più decisivo. I social hanno portato tante opportunità ai comunicatori, ma anche tante sfide. Sono diventati uno strumento pericoloso che può essere messo nelle mani di chiunque, un po’ come avere una pistola carica senza possedere il porto d’armi», spiega Bocchino.

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Una situazione che aumenterà l’importanza dei giornali e giornalisti che, anche se in numero minore, avranno un ruolo sempre più decisivo nella democrazia dell’informazione online: «Non si può affidare il controllo dell’informazione sulla Rete a un algoritmo. Serve una autoregolamentazione per pulire il web da notizie false. E questa può essere fatta solo da esseri umani».

Clicca qui per conoscere tutti i nostri prossimi “aperitivi” e come partecipare.

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