Spotify arriva a 50 milioni di utenti paganti (ma ancora non fa utili)

Guadagna tanto, ma perde anche molti soldi. Ma gli investitori restano fiduciosi...
Spotify

Qualche giorno fa Spotify ha raggiunto i 50 milioni di utenti che hanno sottoscritto il servizio. Una buona notizia per il fondatore della piattaforma di streaming musicale, Daniel Ek, imprenditore di Stoccolma che ha una gran bella storia da raccontare. Ricco dopo aver realizzato una prima azienda, molla tutto per rimettersi in gioco con la musica, la sua prima passione.

Oggi la sua azienda ha battuto tutti i suoi competitor, ma perde ancora soldi. Nel 2015 ha bruciato 194 milioni. Ma gli investitori sono fiduciosi perché i guadagni (2,12 miliardi nello stesso anno) crescono più delle perdite. E sperano presto di fare utili, anche grazie al lancio di nuovi servizi, come Spotify-HiFI, che puntano a migliorare la qualità dell’audio.

Spotify nasce dal coraggio di Daniel Ek

Dopo il liceo Daniel Ek fonda un’agenzia di advertising online. Il business è molto redditizio tanto che viene poi acquistato da un imprenditore. Il giovane Daniel ha soli 23 anni ed è già straricco con il suo primo milione di euro. Ma non è felice. Ha una macchina di lusso, una Ferrari, una casa, ma non ha un lavoro che lo appassiona. I suoi reali interessi sono nel mondo musicale. A cinque anni riceve in regalo una chitarra e la musica diventa da allora il suo pane quotidiano. Allora decide di provare a investire nel settore che ama e pensa di realizzare un Napster legale (Napster è un celebre servizio di file sharing poi chiuso per violazione di copyright).

L’idea di Daniel è quella di creare un business alternativo alla pirateria. Un modo per mettere le canzoni a disposizione di tutti in Rete in maniera legale. Spotify nasce nel 2008 e trova subito l’interesse di grossi investitori, tra cui Sean Parker, il fondatore di Napster, che offre 15 milioni di dollari per lanciare il servizio di streaming musicale in USA.

Spotify, una crescita vertiginosa (ma perde soldi)

Sei mesi fa erano solo 40 milioni, oggi 50 milioni. Lo scorso anno 30. Sono i numeri degli abbonati al servizio. Dati incredibili che hanno portato l’azienda a 2 miliardi di revenue, anche se non sono ancora bastati a portare un reale profitto: le perdite si aggirano infatti intorno ai 194 milioni (nel 2015). Ma gli investitori non sono preoccupati. Le revenue, rispetto al 2014, sono cresciute di circa l’80% (1,18 miliardi). Mentre le perdite hanno subito un incremento minore, di solo il 6% (176,9 milioni).

A questi dati si aggiungono altri che vedono l’azienda primeggiare rispetto ai principali competitor del settore. Apple Music è fermo a 20 milioni di abbonati, tanto per citare uno dei maggiori player del mercato dello streaming musicale. Intanto, Daniel pensa al lancio di nuovi servizi per incrementare la base degli utenti paganti, come Spotify HI-FI, il servizio che migliora la qualità dell’audio. Una manovra che serve a battere la concorrenza in USA di Tidal, l’idea di Jay Z, che ha puntato proprio sulla purezza del suono per conquistare il mercato.

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Smart Economy
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